La preferita di Massogbe, ragazza ivoriana con un sorriso che abbaglia, è quella con radicchio e crema di tonno. Chiara, ventiseienne con sindrome di Down, preferisce la vegetariana, con le diverse creme di verdura. Alberto invece, cliente “ormai assuefatto” che ha un’agenzia creativa a pochi passi e con i suoi colleghi qui pranza regolarmente, ordina di tutto, “perché è tutto buono” e soprattutto perché “con un sorriso come quello di Chiara che ti dice buongiorno quando entri al mattino, come fanno le cose che poi incontri in quella giornata a non essere buone?”.
La cosa strana, se vogliamo, è l’aria di assoluta normalità che si respira, insieme al profumo di pizze, bigné alla crema e baguette fragranti, a Il Pane di Sandro, panetteria-bar-pasticceria che ha illuminato le sue vetrine a Como, vicino all’oratorio di San Giuseppe, in uno spazio prima adibito a ristorante, nel maggio del 2022.
Quando Chiara ti dà il buongiorno accogliendoti al mattino per la colazione, senti davvero che quello non può che essere un giorno buono
E la bravura di tutti quelli che operano qui sta nell’armonia e nella leggerezza industriosa con cui ogni giorno, tra le teglie e i forni del laboratorio di preparazione, al bancone e tra i tavoli lavora la squadra - composta da ragazze e ragazzi con disabilità, minori migranti giunti in Italia senza famiglia, giovani donne straniere in condizione di fragilità - fa del locale un luogo di ritrovo, di vita, di amicizia, oltre che un’impresa che funziona economicamente e quindi genera valore, restituendo dignità. Come un impasto ben riuscito di farine con semi e storie diverse, quel che “fuori” viene notato per le sue “diversità” qui ha fatto lievitare un diverso orizzonte di possibilità.
Il Pane di Sandro è un’iniziativa che si inserisce nel progetto Passwork della cooperativa sociale La Cometa di Como, che integra formazione, accompagnamento e inserimento lavorativo per ragazzi e giovani in situazione di fragilità, insegnando e rafforzando competenze professionali e trasversali, favorendo autonomia e dando occasioni concrete di continuità occupazionale.
O, come spiega Erasmo Figini, tra i fondatori - nel 1986 - dell’esperienza di Cometa, “Il Pane di Sandro è nato da una sollecitazione della realtà: dal bisogno di molti giovani fragili e in difficoltà a trovare un lavoro in un momento reso ancor più difficile dalle conseguenze della pandemiaa. Il locale è concepito per essere un luogo d’incontro che favorisca il ritrovarsi tra le persone in un momento in cui, davvero, quello che aiuta a vivere è il “pane quotidiano” di un’amicizia offerta a tutti, l’essere insieme ogni giorno”.
In fondo, attraverso queste vetrine si vede in maniera concreta che cosa significhi fare inserimento lavorativo con questi giovani. Ciascuno per le capacità, per le caratteristiche, per i desideri che ha
Nel locale vengono sfornati prodotti artigianali di panetteria e pasticceria realizzati nei laboratori dai giovani di Cometa guidati dai maestri artigiani, secondo ricette che impiegano farine di qualità e lievito madre e una produzione di due giorni, per rispettare il naturale ciclo di lievitazione del prodotto.
Il “giro” consolidato di clienti mostra di apprezzare, il locale è sempre affollato, gli ordini di sfiziosità dolci e salate ordinate per battesimi, feste, rinfreschi di famiglie a aziendali hanno innescato un meccanismo produttivo solido. Non si entra qui per fare un’opera buona, insomma, ma si entra per gustare cose buone. Ed è questo a dare la più grande soddisfazione a chi ci lavora.
Lavorare con ragazzi con disabilità ti insegna a semplificare i processi, che non vuol dire impoverirli, o farli male. Ti accorgi, poi, che in realtà un processo più semplice è un processo che funziona meglio per tutti
“Vogliamo che questo sia un posto dove tutti vengano e si sentano accolti, a casa. Per me lavorare con queste persone è gioioso, dovrebbe essere il modo di lavorare per tutti. Impariamo noi da loro e loro da noi, arricchisce moltissimo” dice Mariangela, tutor al Pane di Sandro, che mentre parla con noi con gli occhi non si perde una mossa di quel che i ragazzi fanno al bancone, dando indicazioni nette senza perdere il filo del discorso (“continua a sistemare Samu, non ti perdere via, pigrone”), e accompagnandole sempre con un sorriso. Oltre trent’anni come Operatrice socio sanitaria all’opedale di Como, e poi via via sempre più coinvolta nelle attività di volontariato di Cometa, tra un abbraccio a Chiara (“è una coccolona, la nostra Chiaretta, ma è anche un grande sgobbona, non si ferma mai e fa filare tutti”) e il riordino di una teglia, confessa che “qui trovi davvero il senso della parola lavoro, come spazio all’interno del quale ciascuno mette a frutto le proprie capacità, con passione”.