Non fermarsi e non perdere la fiducia di fronte al primo errore. E nemmeno di fronte al secondo, o al terzo, o al quarto. Ma continuare a dare credito all’altro. Quella di «fallire per crescere», prima di diventare uno dei mantra (ormai abusati) dell’imprenditoria tecnologica della Silicon Valley è stato il valore e il motore che ha mosso fin dagli anni Settanta l’opera di don Gino Rigoldi, che da cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano, ha invertito lo sguardo sui tanti, troppi ragazzi detenuti e ha cominciato a interrogarsi sulle cause di quei ‘fallimenti’ e ha costruire in maniera estremamente concreta opportunità perché ciascuno di quei giovani potesse immaginare e costruirsi un futuro diverso.
Quella scintilla - e quel credito nella possibilità di riscatto - ha percorso i decenni e continua a ardere a Bisceglie, quartiere periferico e popolare di Milano, tra Baggio e Giambellino, dove oggi ha sede la Fondazione Don Gino Rigoldi e cuore operativo del progetto Credito al Futuro, promosso dalla Fondazione insieme a Comunità Nuova, che offre percorsi di formazione, orientamento e inserimento lavorativo a giovani tra i 16 e i 29 anni in condizioni di svantaggio socioeconomico. Non un semplice programma di avviamento al lavoro, ma un intervento che affronta l'insieme degli ostacoli che impediscono a molti ragazzi di diventare autonomi: dalla mancanza di competenze professionali ai problemi burocratici, dall'assenza di una rete familiare fino alle difficoltà abitative.
Accogliamo ragazzi e ragazze che non sanno bene che cosa vogliono fare della propria vita. Ma in fondo, a questa età, chi può dire di saperlo davvero?
L'iniziativa coinvolge giovani che non studiano e non lavorano, spesso segnalati dai servizi sociali o dalle organizzazioni del Terzo settore, accompagnandoli attraverso un percorso costruito su misura. Dopo un primo colloquio e un bilancio delle competenze, ciascuno viene indirizzato verso il programma più adatto: dalla "palestra delle competenze" dedicata alle capacità trasversali, ai corsi professionalizzanti, fino allo Sportello Lavoro, che affianca i ragazzi nella ricerca di un'occupazione e nella preparazione ai colloqui. Accanto a questo, il progetto prevede anche un sostegno economico e legale per chi, ad esempio, deve regolarizzare la propria posizione documentale o affrontare le spese necessarie per iniziare un tirocinio.
L'obiettivo, però, va oltre il collocamento lavorativo. «Da sempre ci occupiamo di ragazzi e ragazze di periferia, in ogni aspetto possibile: scuola, formazione, lavoro e anche casa», spiega Pierfilippo Pozzi, Direttore Generale della Fondazione. Un approccio che nasce dall'intuizione dello stesso Rigoldi: osservando i giovani detenuti del Beccaria, la prima domanda che si pose fu «da dove vengono e perché sono qui?». Da quel momento lo sguardo si è spostato dal carcere ai quartieri, alle famiglie e ai contesti sociali che producono esclusione.
Per questo Credito al Futuro considera il lavoro come parte di un percorso più ampio. Molti ragazzi arrivano dopo aver abbandonato la scuola, altri hanno alle spalle esperienze lavorative fallite, altri ancora provengono da percorsi migratori che li hanno lasciati senza strumenti e riferimenti. «Sono giovani che spesso non sanno ancora cosa vogliono fare oppure hanno vissuto esperienze molto negative», racconta Pozzi. Il compito della Fondazione è accompagnarli nella costruzione di una prospettiva, offrendo competenze immediatamente spendibili ma anche un tutor che segue ogni fase del percorso, dialogando con le aziende e aiutando il ragazzo a superare le inevitabili difficoltà.
Oltre a una professionalità, qui cerchiamo anche di insegnare la grammatica delle relazioni che si instaurano sul posto di lavoro, che molti ragazzi non hanno e spesso questa mancanza ne compromette il percorso
La sfida riguarda anche il mondo delle imprese. Perché trovare un lavoro non basta: occorre mantenerlo. «Esiste una grammatica delle relazioni sociali e delle relazioni di lavoro che molti ragazzi non hanno avuto la possibilità di imparare», osserva Pozzi. Gestire un richiamo, comprendere le gerarchie, affrontare un conflitto senza compromettere il rapporto con il datore di lavoro sono competenze tanto importanti quanto quelle tecniche e rappresentano spesso il vero discrimine tra un'esperienza lavorativa destinata a interrompersi e un percorso stabile.
Tra i corsi più richiesti c'è quello per pizzaioli, scelto perché consente di acquisire in poche settimane una professionalità molto ricercata. Ma anche qui il valore non è soltanto occupazionale. Il laboratorio diventa uno spazio in cui sperimentare responsabilità, metodo e fiducia nelle proprie capacità, ricevendo un riscontro immediato sul lavoro svolto.
In fondo è questa la cifra del progetto: restituire ai giovani il diritto di immaginare il proprio domani. Un'idea sintetizzata da una delle frasi più note di don Gino Rigoldi: «Il futuro è coltivare lo spazio dei sogni e riempirlo di volontà». La sfida riguarda anche il mondo delle imprese. Perché trovare un lavoro non basta: occorre mantenerlo. «Esiste una grammatica delle relazioni sociali e delle relazioni di lavoro che molti ragazzi non hanno avuto la possibilità di imparare», osserva Pozzi. Gestire un richiamo, comprendere le gerarchie, affrontare un conflitto senza compromettere il rapporto con il datore di lavoro sono competenze tanto importanti quanto quelle tecniche e rappresentano spesso il vero discrimine tra un'esperienza lavorativa destinata a interrompersi e un percorso stabile.
Tra i corsi più richiesti c'è quello per pizzaioli, scelto perché consente di acquisire in poche settimane una professionalità molto ricercata. Ma anche qui il valore non è soltanto occupazionale. Il laboratorio diventa uno spazio in cui sperimentare responsabilità, metodo e fiducia nelle proprie capacità, ricevendo un riscontro immediato sul lavoro svolto.
In fondo è questa la cifra del progetto: restituire ai giovani il diritto di immaginare il proprio domani. Un'idea sintetizzata da una delle frasi più note di don Gino Rigoldi: «Il futuro è coltivare lo spazio dei sogni e riempirlo di volontà».