È vero, è un tema che ha riguardato qualsiasi epoca e contesto sociale. Ma mai nessun “accidente storico” come la trasformazione digitale in cui siamo immersi rende evidente come le competenze - che oggi sono eminentemente tecnologiche - non solo stiano ridefinendo il mercato del lavoro, ma impattano in maniera spietata sulle dinamiche di inclusione sociale. Ed ecco perché la formazione, più di qualsiasi altra risorsa, è oggi lo strumento chiave per abilitare, in maniera concreta, l’emancipazione.
Se si allarga lo sguardo a questo scenario, si comprende il significato più alto di “Her Way – Empowering Women in the Digital World”, il progetto sviluppato da Cedel, la cooperativa sociale educativa della galassia ELIS, pensato per accompagnare donne in condizioni di vulnerabilità verso una nuova autonomia professionale e personale.
Il progetto nasce a Roma, nel quartiere Tiburtino, e si rivolge in particolare a donne migranti, spesso vittime di tratta o di violenza, che hanno avuto un accesso limitato ai percorsi educativi e lavorativi. L’obiettivo è offrire competenze immediatamente spendibili nel mercato del lavoro, attraverso un percorso di 40 ore focalizzato sul customer care digitale e sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale come strumento operativo quotidiano. Non un intervento assistenziale, ma un modello di empowerment che prova a trasformare la fragilità in possibilità concreta di inserimento professionale.
Il lavoro è uno strumento per costruire il proprio progetto di vita, ma anche un’occasione per mettersi al servizio degli altri, promuovendo la crescita della società
“ELIS è una realtà che propone formazione a 360 gradi”, racconta Giulia Orfei, Training Administrator di ELIS. “Partiamo da percorsi scolastici professionalizzanti e arriviamo fino ai percorsi rivolti a categorie che vivono situazioni di vulnerabilità”. È proprio questa connessione strutturale con il mondo produttivo a rappresentare uno degli elementi distintivi del modello ELIS: la formazione non viene pensata come esperienza astratta, ma come costruzione di competenze richieste dal mercato, in costante dialogo con le imprese.
Nel caso di “Her Way”, questo approccio si traduce in un percorso che combina competenze digitali, orientamento al lavoro, mentoring individuale, supporto alla costruzione del curriculum e un job day finale in cui le partecipanti possono incontrare direttamente le aziende. A rendere il progetto ancora più significativo è però l’attenzione agli ostacoli invisibili che spesso impediscono alle persone fragili di accedere alla formazione: i costi di trasporto, la necessità di rinunciare a altre entrate giornaliere, la cura dei figli.
Quando qualcuno ci chiede: “che cosa fai nella vita”, noi nove volte su dieci raccontiamo che cosa facciamo al lavoro. Perché il lavoro è quello che ci descrive a livello sociale, e a livello personale
Il progetto si inserisce in una traiettoria che accompagna ELIS fin dalla sua nascita. L’ente, fondato nel 1965 su impulso di Papa Giovanni XXIII e di San Josemaría Escrivá, lavora da decenni sull’idea che il lavoro sia uno strumento di crescita individuale e sociale. Oggi opera in collaborazione con scuole, aziende e startup, sviluppando attività di orientamento, formazione e innovazione sociale.
“La formazione in sé puoi riceverla in qualsiasi modo”, racconta Alessio, ex allievo ELIS e oggi - “con orgoglio, se ripenso a quando percorrevo questi corridoi da studente” - coordinatore di progetti didattici. “Puoi riceverla in un’aula, nei corridoi, anche fuori al bar. Questo è quello che mi ha fatto capire che volevo fare questo lavoro: dare a qualcuno la possibilità di capire che lì fuori c’è qualcosa, che ognuno di noi ha un valore e lo può mettere in pratica, nel lavoro”. Il suo percorso personale incrocia direttamente la missione educativa dell’ente. Cresciuto nel quartiere, arrivato a ELIS in un momento di difficoltà personale e familiare, Alessio racconta di avere trovato nei corsi di formazione “la speranza e la voglia di rinascere”. Uno spirito che, più o meno consapevolmente, alberga in tutte le ragazze e i ragazzi che si incontrano negli spazi di questo hub della formazione, ma anche della relazione umana.
(Giulia, Training Administrator di ELIS)
Sognate e la realtà supererà i vostri sogni”. È la frase di San Escrivà che ci ispira, e che contiene una verità che vediamo accadere ogni giorno nelle nostre aule
È una dimensione che va oltre la semplice acquisizione di competenze tecniche. “Per i ragazzi diventi come un fratello maggiore”, dice ancora Alessio. “La parola tutor per me è molto istituzionale. Alcune volte ti trovi a supportarli non solo nella formazione ma anche nella loro vita privata. Senti di aver dato speranza”. Una filosofia che attraversa anche “Her Way”, dove il rapporto educativo punta a ricostruire fiducia, autonomia e possibilità di immaginare un futuro diverso.
È la stessa logica emerge dalle parole di Massimiliano, docente di meccanica nei laboratori ELIS (ho un diploma da geometra e una laurea in Scienze Politiche: non ho fatto né una cosa né l’altra, mi sono appassionato maledettamente a questo lavoro che faccio qui”, dice), che racconta come il lavoro della formazione richieda oggi un continuo aggiornamento rispetto ai cambiamenti tecnologici. “Il mondo sta cambiando”, osserva. “Il meccanico che pensa ancora di fare la cinghia di distribuzione quando invece le macchine sono elettriche deve avere un background di diagnosi e di elettrotecnica. Deve avere una formazione molto differente, deve avere un cambio di mente altrimenti non si adegua ai tempi moderni”.
(Massimiliano, docente di meccanica)
È la stessa sfida che “Her Way” prova ad affrontare sul fronte dell’inclusione femminile: evitare che la trasformazione digitale produca nuove esclusioni sociali. Perché le competenze tecnologiche, oggi, non sono più un ambito specialistico separato dal resto del lavoro, ma la condizione minima di accesso a molte professioni. “Intervenire su questo divario significa spostare l’empowerment dal piano teorico a quello pratico”, conclude Giulia Orfei. “Offrire strumenti reali, sviluppare competenze richieste dal mercato, aprire possibilità di accesso al lavoro”.