di Andrea Frollà, giornalista di La Repubblica
Siamo partiti da quello che è l’elemento più iconico del nostro PIL, il Made in Italy, rappresentato da tredici famiglie italiane impegnate nella manifattura, nel mondo del fare, che rappresenta l’ossatura del nostro Paese e che riteniamo debba essere protetta, difesa e fatta crescere. Abbiamo voluto visitarle nel loro lato più nascosto, dove si intercetta la visione autentica del fare impresa: la connessione con il territorio, con le persone, la contaminazione con ciò che circonda l’impresa. È un luogo di eccellenze che non vive dentro le celle di Excel, ma respira fuori da esse
Dopo decenni in cui l’atto filantropico è stato inteso come un atto di generosità, un’azione isolata o un’iniziativa immediata, l’ecosistema italiano ha impresso una svolta “a rilascio lento”. La filantropia è già diventata in molti casi una vera e propria pianificazione strategica che punta a incidere positivamente sulle comunità. Un investimento economico, sociale e ambientale che non risponde alle logiche dei risultati istantanei, ma agisce attraverso progetti pensati per generare benefici stabili e duraturi.
Una sosta di pensiero necessaria, che impone di sostituire l'ansia della prestazione immediata con la pazienza della semina. Una scelta metodologica che ridefinisce il ruolo stesso dell'imprenditore, trasformandolo in un custode attivo del capitale sociale del territorio. Questa evoluzione, che mette le competenze organizzative del mondo produttivo al servizio di vulnerabilità, ambizioni e sviluppi collettivi, è raccontata da “Visioni e Connessioni – Fondazioni d’impresa”, un progetto editoriale promosso da EY Foundation. Curata da Walter Mariotti e arricchita dalla ricerca fotografica di Claudio Morelli, l'opera narrativa e fotografica offre uno spaccato della filantropia d’impresa a rilascio lento sostenuta da 13 tra le più significative realtà filantropiche italiane: Fondazione Agnelli, Fondazione Bracco, Paolo Chiesi Foundation, Osservatorio Naturalistico Isola di Culuccia, Fondazione Alia Falck, Fondazione Ferragamo, Fondazione Grimaldi, Fondazione Ernesto Illy, Fondazione Lavazza, Fondazione Oltre, Fondazione Pirelli, Fondazione Lene Thun e Fondazione Ermenegildo Zegna.
Il reportage mette in luce la cura dei territori e la responsabilità civile come un'ossatura del fare del nostro Paese, dimostrando come l'impegno nei confronti della ricerca scientifica, della tutela ambientale, dell'assistenza medica e della bellezza non sia un fattore accessorio, bensì una componente strutturale del nostro modello industriale.
Le storie documentate spaziano dall'anticipazione dei bisogni sociali nei grandi centri urbani fino alla valorizzazione dei distretti produttivi periferici, muovendosi dall'ottimizzazione dei processi e dei protocolli nei reparti sanitari più complessi fino all'utilizzo dell'arte e della attività ricreativa come veri e propri strumenti di supporto per i pazienti pediatrici. In ciascuna di queste esperienze, il trasferimento di competenze manageriali permette all'azione sociale di superare la dimensione dell'emergenza temporanea, favorendo la nascita di iniziative replicabili che mirano a rendere le comunità locali autonome e resilienti, trasformando la restituzione in una vera trasmissione di valori e cultura del territorio tra generazioni.
Alcune delle principali imprese familiari italiane svelano un lato nascosto e meno evidente del loro operato: un impatto che non fa rumore come un bilancio, ma che non è da meno in termini di creazione di valore nel lungo periodo. «Siamo partiti da quello che è l’elemento più iconico del nostro PIL, il Made in Italy, rappresentato da tredici famiglie italiane impegnate nella manifattura, nel mondo del fare, che rappresenta l’ossatura del nostro Paese e che riteniamo debba essere protetta, difesa e fatta crescere - spiega Stefania Boschetti, Ceo di EY in Italia - Abbiamo voluto visitarle nel loro lato più nascosto, dove si intercetta la visione autentica del fare impresa: la connessione con il territorio, con le persone, la contaminazione con ciò che circonda l’impresa. È un luogo di eccellenze che non vive dentro le celle di Excel, ma respira fuori da esse».
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