Quell’Italia che nemmeno Goethe ha saputo raccontare

Cos’è l’Italia, e chi sono gli italiani? Il viaggio di Visioni e Connessioni prova a rispondere a questa domanda antica di secoli, raccontando un Paese che fa dei valori dell’impresa un bene a rilascio lento.

(Di Walter Mariotti)

Visioni e Connessioni prima di essere un libro è un viaggio. Un “viaggio in Italia”, per riprendere un genere letterario molto in voga nell’Ottocento, a partire da quello, durato un anno e mezzo, che fece Johann Wolfgang von Goethe inaugurando la moda del Grand Tour, seguita dai rampolli dell’alta borghesia e dell’aristocrazia europea che venivano al di qua delle Alpi ad assorbire la bellezza italiana.

Il viaggio in Italia, allora come oggi, è il tentativo di rispondere a una domanda delle domande: che cos’è l’Italia?

La risposta più interessante, per disturbare un altro grande della letteratura, è forse quella che ci ha dato Giacomo Leopardi nel “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani”, analizzando quali sono le caratteristiche di questo popolo, “senza patria e senza nazione”. L’Italia, dice Leopardi, è un Paese diverso, dove “diverso” per il poeta vuol dire anormale. Una diversità che gli italiani hanno accettato e forse anche subita come un destino. A un certo punto, dice Leopardi, è diventato ricorrente il sogno di “fare gli italiani”, un sogno forse non ancora esaurito.

Noi, in maniera molto più modesta, abbiamo provato a rispondere a questa domanda andando a esplorare percorsi eccentrici, incontrando persone e famiglie protagoniste di storie di filantropia, e abbiamo visto che esiste anche un’altra Italia: che non urla, che non va sui media, che non si rappresenta.

Abbiamo provato a raccontare questa Italia senza idealizzarla, perché è un’Italia fatta di persone, che rappresentano il futuro e che incarnano un prolungamento dei valori aziendali, secondo la formula del “bene a rilascio lento”.

L’abbiamo raccontata per parole e per immagini, ma sempre tenendo al centro quelle domande: cos’è l’Italia? Chi sono gli italiani?

Gli Italiani che abbiamo incontrato e raccontato sono i protagonisti di un capitalismo familiare che, senza fare clamore, produce un ecosistema di senso. In questo ecosistema di senso l’impresa subisce una metamorfosi: non è più solo una macchina del profitto, ma è un organismo vivente, fatto di persone, fatto di “catene di carbonio”. Persone che agiscono in un territorio e generano storie che si uniscono e contaminano la storia dell’azienda. Diventano una responsabilità comune, di cui prendersi cura.

Questa dinamica assume oggi molti nomi – giving back, restituzione –, ma in realtà si tratta di una pratica che il capitalismo familiare italiano fa da sempre. Anche se non trova rappresentazione, non trova mediatizzazione.

L’etica della restituzione è un concetto centrale dell’impresa italiana, del saper fare italiano, che diventa così anche un “saper essere” italiano. E quindi, in qualche modo, risponde a quella domanda iniziale: che cos’è l’Italia? Che cosa sono gli italiani?

Al termine di questo viaggio, possiamo dire che gli italiani sono anche questo o, forse, sono soprattutto questo. E a distinguerli sono tre caratteristiche che abbiamo trovato ricorrenti, nelle persone incontrate.

La prima caratteristica è la continuità: la continuità nel tempo, la visione di lungo periodo, elemento che si presta poco alla momentaneità della politica politicante, e al clamore della mediatizzazione.

La seconda è il radicamento nel territorio: un radicamento che non è solo geografico, un’area, un distretto - per dirlo in termini industriali - ma è prima di tutto un insieme di pensieri e di azioni, un carattere comune.

La terza caratteristica è la discrezione.

Queste tre parole, questi tre concetti, sono estremamente anti-italiani, se continuiamo a restare legati a un’idea di Italia definita dalla rappresentazione dominante, ma che in realtà ci rappresenta pochissimo.

E poi, a dare un senso e concretezza a queste tre caratteristiche, c’è un ultimo elemento, determinante: la rete. Le fondazioni familiari fanno qualcosa che le grandi istituzioni faticano a fare: fanno rete, fanno comunità. Tessono e via via rinsaldano quella “communitas” che è il livello più alto, e più necessario, del vivere comune. Fanno quello che altri saperi e altre istituzioni del nostro Paese non sono riuscite a fare, non solo cercando di colmare un vuoto, ma dandogli un senso. Che diventa, anche, una risposta all’interrogativo che ha mosso questo viaggio.