Lo studio predittivo Il futuro delle competenze nell’era dell’Intelligenza Artificiale, realizzato nel novembre 2023 da EY, ManpowerGroup e Sanoma Italia, analizza l’evoluzione della domanda di lavoro in Italia entro il 2030. La ricerca mostra un aumento delle professioni tecniche e ad alta qualificazione — non solo in ambito tecnologico, ma anche nei servizi alla persona, nella formazione e nell’orientamento — a fronte di un calo delle professioni a qualifica più bassa e dei ruoli legati ai settori a bassa crescita.
L’adozione dell’IA non genera una sostituzione generalizzata del lavoro umano, ma comporta un rallentamento della crescita occupazionale soprattutto dal 2027, in concomitanza con la diffusione di soluzioni di IA generativa e robotica avanzata. L’impatto varia per settore: cresce la domanda in telecomunicazioni, public utilities, chimica e nei servizi educativi e di cura; mentre diminuisce in comparti come banche e assicurazioni.
Le previsioni per le singole professioni confermano una trasformazione eterogenea: aumentano ingegneri, fisici, analisti di mercato, psicologi del lavoro, profili creativi e specialisti in marketing e vendite. Crescono anche i ruoli manageriali chiamati a guidare la riorganizzazione dei processi. Si consolida così una domanda orientata a competenze ibride, dove tecnologia, conoscenze settoriali e soft skill evolute convergono.
La sostenibilità diventa un’area strategica: il 94% delle organizzazioni globali dichiara di non avere ancora tutte le competenze necessarie per gli obiettivi ESG, mentre il 70% è già impegnato in nuove assunzioni. Ne deriva una forte crescita dei green jobs, che coinvolgono sia profili tecnici sia manageriali, con migliaia di posizioni aperte anche in Italia.
Per affrontare questa trasformazione, lo studio evidenzia la necessità di investimenti in upskilling e reskilling. Tre quarti delle professioni saranno interessati da cambiamenti significativi: per quelle in declino servirà gestire la ricollocazione, mentre per quelle in crescita occorrerà rafforzare la formazione per evitare carenze di talenti. Oltre il 60% dei lavoratori dovrà acquisire competenze legate alla sostenibilità.
In questo scenario, il mismatch tra domanda e offerta si sta ampliando: il 48% delle assunzioni è considerato difficile e il job vacancy rate, stabile al 2%, genera perdite pari al 3% del valore aggiunto di industria e servizi. L’integrazione dell’IA nei percorsi formativi potrà migliorare la coerenza tra istruzione e mercato del lavoro, rendendo più accessibili e personalizzati i programmi.
Anche l’università è coinvolta dato che il mismatch tra competenze dei neolaureati e lavori di primo impiego crescerà, soprattutto nei percorsi STEM e nei profili tecnici più richiesti, a causa della maggiore lentezza nell’aggiornamento dei curricula rispetto ai cambiamenti del mercato.
Nel complesso, il report descrive un mercato del lavoro che cambia, guidato da innovazione tecnologica, sostenibilità e competenze ibride. Una traiettoria che richiede interventi coordinati tra imprese, sistema educativo e decisori pubblici per anticipare rischi e valorizzare le opportunità del prossimo decennio.